Pasqua a Cagliari ed è subito festa e buon cibo. Consigli per un'occasione di slow food.

Pasqua a Cagliari: 50 sfumature di sapore

C'è un evento esplosivo che accompagna ogni anno la fioritura dei ciliegi: la Pasqua, una festa che trasforma Cagliari in un’ammaliante damigella consapevole della propria bellezza.

15/03/2016 09:59:00

C'è un evento esplosivo che accompagna ogni anno la fioritura dei ciliegi: la Pasqua, una festa che trasforma Cagliari in un’ammaliante damigella consapevole della propria bellezza. Le giornate si allungano, il sole si scalda e, nonostante la brezza fresca, il tepore della spiaggia invita a lunghe passeggiate.

Ma quali sono i veri protagonisti della festa pasquale? Alcuni piccoli indizi di felicità: una tavola imbandita, il chiassoso correre dei bambini in cortile, il rumore di bottiglie stappate fra i sorrisi rilassati e le teglie fumanti di deliziose leccornie nostrane.

Una pausa primaverile, una rinascita in cui farsi coccolare, spizzicando pungenti olive a scabecciu da accompagnare con prosciutto e pane guttiau, cardi sott'olio, pecorino e un buon Cannonau D.O.C.

Per chi ama i sapori di mare, lasciatevi tentare da un cestino di orziadas, anemoni di mare insemolati e fritti da innaffiare con limone e gustare con un buon bicchiere di Vermentino servito ad 8/10°.

Un bel piatto di linguine dorate da una pioggia di bottarga, uova di muggine o cefalo, salate e stagionate, faranno di questa festa un’occasione di slow food. Si può degustare anche condita semplicemente con olio extra vergine d’oliva, o su un letto di carciofi crudi tagliati molto finemente. Una vera bontà.

O, perché no, un piatto caldo di “Sa fregula con cocciula”, piccole palline di pasta realizzate a mano e tostate al forno, immerse in un brodo saporito di arselle. Una delizia di mare e tradizione.

Per chi ama viziarsi: Non rinunciate ad un’aragosta alla campidanese, bollita e condita con olio d’oliva, sedano e succo di limone. Un piatto fresco e stuzzicante.

Non amate gli interminabili pranzi con i parenti? Niente panico. Vi bastano quattro ingredienti: ricci, poetto, pane e Vermentino. Una cascata di sole e una persona speciale aggiungeranno quel tocco che farà della domenica santa un giorno irripetibile.

Come sempre, il vero sovrano è il dopopasto. Un caffè fumante con un contorno di gattò, amaretti e pardule alla soffice ricotta di pecora. O perché no, formaggelle e piccoli assaggi di confetture locali, come quella di fichi d’India e mandarini, o il miele di cardo o quello straordinario, amaro e prezioso di corbezzolo.

Una sorsata di mirto e il piacere di una festa sacra che riunisce in un abbraccio tutto il sapore e il piacere di vivere questa terra.